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VINOPOLIS

 
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Fedro



Registrato: 25/06/07 14:55
Messaggi: 116

MessaggioInviato: Sab, 16 Feb 2008 22:59    Oggetto: VINOPOLIS Rispondi citando

Il connubio vino e politica è sempre stato molto forte e presente, così come quello tra vino e religione, anche se meno acclarato.

La coltivazione della vite è stata una delle prime attività agricole che l’uomo abbia compiuto e il vino ha origini mediterranee, così come l’attuale e imperante società occidentale. Sono stati i Romani che, successivamente, hanno letteralmente ridisegnato i paesaggi dei territori conquistati per adattarli alla viticoltura: era un segno di possesso, una bandiera che manifestava il loro passaggio, la loro cultura e anche un processo di omologazione (l’unico che pretendevano, lasciando ai popoli sottomessi la libertà di professare la loro religione e di continuare con i loro costumi). In questo modo, inoltre, hanno selezionato quelle che sono e rimangono le migliori zone per la coltivazione della vite nel continente euro-asiatico: Rioja in Spagna; Bordeaux, Bourgone e Costa del Rodano in Francia; Mosel-Saar-Rowen in Germania, ma anche Ungheria, Romania, Bulgaria, arrivando a portare la coltivazione della vite in Libano e Palestina.

Alla caduta dell’impero romano, e per lunghi secoli, è stata la civiltà cristiana cattolica che ha mantenuto, sviluppato e selezionato la coltivazione della vite e la produzione di vino, appunto perché questo serviva per la celebrazione delle funzioni eucaristiche. Il famoso Dom Perignon, o il meno famoso Dom Ruinart, (quelli che ha messo a punto le fasi per la spumantizzazione del vino fermo) erano, appunto, abati domenicani di Epernay.

Il legame tra politica, potere, civiltà e vino può essere rintracciato ancora in moltissimi esempi storici: la nascita di un’articolata enologia e l’aristocrazia nella Francia di Luigi XIV, i vini piemontesi (Barolo in particolare) e i Savoia, l’ascesa dei vini di Bordeaux contemporaneamente all’ascesa di una borghesia commerciale rurale nella Francia del 1800 etc.

La nuova enologia (così come la nuova politica mondiale e la moderna civiltà ) è nata nel dopoguerra ad opera degli americani che, tornati dal combattere in Europa, cercarono un prodotto che gli era particolarmente piaciuto: il vino. Oltre che ad importarlo soltanto, pensarono bene di farlo, seguendo però, altri processi produttivi (già sperimentati e risultati vincenti) e del tutto slegati dalla tradizione o da abitudini locali. Questi metodi prevedono una forte e mirata ricerca scientifica, processi industriali e di standardizzazione del prodotto per contenere il prezzo di produzione e applicazione di strategie di marketing (quindi di attenzione a quello che il consumatore effettivamente vuole). Un metodo che poi altri paesi come l’Australia, Cile etc. hanno prontamente adottato, rendendo il vino uno dei primi prodotti del nuovo mercato globale.
Il sorpasso rispetto agli europei viene fatto coincidere con un evento simbolico: “il giudizio di Parigi”. Il 24 Maggio del 1976, all’ Hotel Intercontinental di Parigi, in una degustazione alla cieca (quindi bottiglie coperte) si confrontarono i migliori vini francesi con i migliori vini californiani (cabernet sauvignon per i rossi e chardonnay per i bianchi). I giudici erano tutti francesi e tutti personaggi di rilievo nel modo del vino: sommelier, enologi, giornalisti. Il risultato (2-0 per gli americani) cambia la geopolitica del vino. Da allora sono gli americani che detengono il potere della “civiltà del bere” e Robert Parker e la sua rivista Wine Advocate sono le istituzioni più importanti e potenti del mondo vitivinicolo.

Adesso, pare, che anche i cinesi tra non molto produrranno vino…..un segnale importante ma anche simbolico

P.S. Mi piacerebbe poter parlare di enologia locale legata alla nostra comunità montana, pare però che sia da tanto tempo scomparsa (se mai ne abbiamo avuto una)……..e le poche viti rimaste sembrano piuttosto vecchiotte e sofferenti………….sarà, anche in questo caso, un segno dei tempi?
_________________
Good night and good luck
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